Con il governo Meloni come potrebbe cambiare il Reddito di Cittadinanza? Tutto quello che c’è da sapere e chi potrebbe riceverlo
Non è una novità che l’intenzione di Giorgia Meloni sia quella di apportare delle modifiche al reddito di cittadinanza, lo ha annunciato lei stessa durante la campagna elettorale. A detta sua ha infatti rappresentato una sconfitta per chi era in grado di fare la sua parte per l’Italia.

Il governo Meloni non intende eliminare questo prezioso sostegno economico, al contrario vuole anche aumentarlo nei casi in cui sarà possibile. I requisiti per poterlo ottenere però cambieranno, spetterà infatti solo a coloro che sono considerati ‘soggetti fragili’ non in condizioni di lavorare, tutti gli altri per vivere dovranno trovarsi un lavoro.
Matteo Salvini ha avanzano la proposta di sospendere per sei mesi il sostegno alle 900mila persone che già da 18 mesi lo percepiscono ma che sono perfettamente in condizioni di lavorare. Le importanti risorse risparmiare sarebbe utilizzare per prorogare Quota 102. Le modifiche archivierebbero anche la condizionalità che prevede la sospensione del reddito di cittadinanza nei confronti di coloro che per due volte rifiutano un’offerta di lavoro.
Cambiamenti in vista per il Reddito di Cittadinanza con il Governo Meloni, chi potrà riceverlo

Il sostegno dovrebbe essere destinato agli anziani, ai disabili e alle persone che sono state espulse dal mondo del lavoro senza la possibilità di accedervi di nuovo. L’intenzione del governo Meloni ha intenzione di usare le risorse del Fondo sociale europeo per offrire piani di formazione a coloro che non riceveranno più il reddito.
Mettendo in atto questi cambiamenti potrebbe essere quasi dimezzato il costo attuale del Reddito di cittadinanza, che ad oggi si aggira intorno ai 9miliardi di euro l’anno. L’Anpal fa sapere che dei 660mila individui che percepiscono il sostegno econonico, quasi i 3/4 non ha avuto negli ultimi tre anni un contratto di lavoro subordinato o para-subordinato.
Quasi sicuramente le modifiche non saranno introdotte nella legge di Bilancio dedicata soprattutto all’emergenza energetica. I cambiamenti, infatti, potrebbero arrivare nei primi mesi del 2023.